Primo: generare partecipazione organica reale sui canali social Fastweb + Vodafone durante il Pride Month, in un momento dell’anno in cui l’audience è satura di contenuti a bassa credibilità. Secondo: costruire un asset social capace di crescere nel tempo, non un singolo post, ma un contenuto vivo che si aggiornava e si ripubblicava seguendo la crescita reale del manifesto. Terzo: usare i canali social anche come leva di employer engagement, portando la voce dei dipendenti a comparire pubblicamente accanto a quella di clienti e community. Quarto: raggiungere questi obiettivi senza talent, senza paid pesante e senza produzioni complesse, dimostrando che su social un meccanismo di partecipazione batte la produzione di valore.
Idea Creativa
A giugno i social si riempiono di loghi arcobaleno. A luglio tornano tutti uguali. Proud Together nasce da questa osservazione applicata al comportamento delle piattaforme: invece di postare una campagna Pride, Fastweb + Vodafone ha costruito un contenuto che i social stessi potevano far crescere. Al centro, uno striscione che non esisteva finché qualcuno non gli dava una voce: le parole raccolte da dipendenti, clienti, alleati e community sono state trasformate in un manifesto visivo unico, un banner potenzialmente infinito, aggiornato contributo dopo contributo. Il manifesto ha vissuto prima di tutto sui canali social del brand: la call to action iniziale, i contenuti dal vivo durante le parate di Milano e Roma (con il banner che cresceva in diretta, visibile in tempo reale a chi seguiva da remoto), e infine la sua trasformazione in un carosello Instagram che ha fatto scorrere l’opera completa post dopo post, voce dopo voce, città dopo città: il formato pensato apposta per chi non aveva partecipato dal vivo ma voleva vederla e aggiungersi comunque. Ogni fase del progetto era pensata per generare contenuto nativo, non per essere raccontata dopo: il meccanismo produceva il materiale da sé.